VAR, fallimento totale: quando la tecnologia peggiora il calcio invece di salvarlo

Nel big match di ieri tra Inter e Juventus, valido per il campionato di Serie A, abbiamo assistito all’ennesimo episodio che mette in discussione l’efficacia del sistema VAR e, soprattutto, l’intero protocollo che ne regola l’utilizzo.

L’episodio chiave arriva quando Bastoni cade dopo un contatto inesistente con Kalulu, inducendo l’arbitro a estrarre il secondo cartellino giallo per il difensore juventino, che viene quindi espulso. Solo dalle immagini successive emerge chiaramente come la caduta sia stata simulata e che, il secondo giallo sarebbe dovuto arrivare proprio per Bastoni.

Il risultato? Una partita indirizzata da un episodio che poteva e doveva essere evitato.

Il paradosso è che, proprio in un caso simile, il VAR non può intervenire, perché il regolamento non consente la revisione sulle seconde ammonizioni. Di fatto, la tecnologia è presente, ma resta inutilizzabile nel momento in cui servirebbe davvero.

Questo non è un errore tecnico: è un errore di sistema.

Il vero problema: un protocollo VAR ormai superato

Oggi il VAR interviene solo in casi specifici, lasciando troppo spazio alla discrezionalità arbitrale. Il risultato è che episodi decisivi possono sfuggire al controllo video solo per una questione di regolamento.

Serve un protocollo nuovo.

Una soluzione possibile — già adottata in altri sport — potrebbe essere concedere alle squadre 2 o 3 chiamate a partita per chiedere la revisione video su qualsiasi episodio dubbio: falli, rigori, simulazioni, cartellini.

In questo modo:

si riduce il peso dell’errore umano, si elimina parte della discrezionalità, e si restituisce centralità alla correttezza del gioco.

La simulazione: un gesto che fa male al calcio

Al di là del regolamento, resta un tema ancora più importante: l’etica sportiva.

La simulazione di Alessandro Bastoni e, soprattutto, la sua esultanza quando capisce di aver causato l’espulsione di Pierre Kalulu, rappresentano una delle immagini peggiori che il calcio possa offrire.

Vincere con l’inganno non è mai una vittoria.

Chi scende in campo in Serie A deve ricordarsi che milioni di bambini guardano le partite e imitano ciò che vedono. Scene di questo tipo insegnano che simulare conviene, che ingannare paga. È un messaggio devastante per chi ama davvero questo sport.

Il calcio che vogliamo insegnare ai giovani è fatto di rispetto, lealtà e merito. Non di furbizia e raggiri.

Il calcio che vogliamo insegnare ai nostri ragazzi

Come società sportiva, noi di Real Taras lavoriamo ogni giorno per trasmettere ai ragazzi valori diversi: rispetto dell’avversario, correttezza e crescita personale prima ancora del risultato.

Episodi come quello di ieri devono far riflettere tutto il sistema calcio: federazioni, arbitri, club e giocatori.

Perché la tecnologia serve solo se viene usata bene. Altrimenti, diventa solo un alibi.

E il calcio merita di meglio.

Via Abruzzo 80a, 74121, Taranto 3934090434 Info@agenziastefanorusso.com
https://www.facebook.com/share/1VkTCNzbiC/?mibextid=wwXIfr

Scrivi una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

FacebookInstagramTikTok