Non scegliete una scuola calcio. Scegliete a chi affidare vostro figlio.

Quando un genitore iscrive il proprio figlio a una scuola calcio non sta semplicemente scegliendo dove fargli trascorrere qualche ora alla settimana.

Non sta acquistando due allenamenti, una divisa e una partita nel weekend.

Sta facendo qualcosa di molto più importante.

Sta affidando una parte della crescita di suo figlio ad altre persone.

Ed è proprio da questa consapevolezza che, al Real Taras, vogliamo partire.

Perché scegliere una scuola calcio significa scegliere gli adulti che entreranno nella quotidianità di un bambino o di un ragazzo. Significa scegliere chi gli parlerà dopo una sconfitta, chi lo correggerà dopo un errore, chi dovrà valorizzarlo quando farà bene e, soprattutto, chi dovrà essere capace di sostenerlo quando attraverserà un momento difficile.

Ecco perché una scuola calcio non dovrebbe essere scelta soltanto guardando una classifica, il numero di tornei vinti o il risultato dell’ultima partita.

Bisognerebbe guardare molto più lontano.

Prima del calciatore viene il ragazzo

Nel calcio giovanile esiste una tentazione molto forte: comportarsi come se ogni bambino fosse già un piccolo professionista.

Si parla di risultati, titolari, riserve, gol, classifiche, convocazioni.

Ma un bambino di 8, 10, 12 o 14 anni è ancora nel pieno della propria formazione.

Sta costruendo il suo carattere.

Sta imparando a relazionarsi con gli altri.

Sta scoprendo come reagire quando qualcosa non va secondo i suoi desideri.

Il calcio, se utilizzato nel modo giusto, può diventare uno strumento educativo straordinario.

Insegna che il talento da solo non basta.

Insegna che bisogna allenarsi anche quando non se ne ha voglia.

Insegna che esistono delle regole.

Che ci sono dei compagni da rispettare.

Che qualche volta si vince e qualche volta si perde.

Che si può giocare benissimo senza segnare.

Che si può sbagliare senza essere sbagliati.

E soprattutto insegna una cosa fondamentale: si può sempre migliorare.

Per noi questo è il cuore di una vera scuola calcio.

Non ci interessa soltanto quanto è bravo oggi

Quando arriva un nuovo ragazzo al Real Taras, naturalmente osserviamo le sue qualità.

La tecnica.

La coordinazione.

La velocità.

La capacità di comprendere il gioco.

Ma c’è una domanda che per noi conta ancora di più:

quanto possiamo farlo crescere?

Perché sarebbe troppo semplice lavorare soltanto con chi è già avanti rispetto agli altri.

Il compito di una scuola calcio dovrebbe essere diverso.

Prendere ogni ragazzo nel punto in cui si trova e accompagnarlo verso un livello superiore.

Per qualcuno il miglioramento sarà tecnico.

Per qualcun altro fisico.

Per altri ancora sarà soprattutto caratteriale.

Un ragazzo timido può imparare ad assumersi responsabilità.

Uno troppo istintivo può imparare a controllarsi.

Uno tecnicamente indietro può recuperare attraverso il lavoro.

Uno particolarmente talentuoso può capire che il talento senza sacrificio rischia di non bastare.

La crescita individuale non può essere uguale per tutti, perché i ragazzi non sono tutti uguali.

Ed è proprio qui che dovrebbe vedersi la qualità del lavoro di una società.

Vincere è bellissimo. Ma non può essere tutto.

Chi ama il calcio vuole vincere.

Noi compresi.

Scendere in campo senza desiderare di vincere sarebbe contrario alla natura stessa dello sport.

Ma nel settore giovanile bisogna avere il coraggio di porsi una domanda:

vincere oggi a quale prezzo?

Se per vincere una partita smettiamo di far crescere un ragazzo, abbiamo davvero vinto?

Se scegliamo sempre e soltanto chi in quel momento garantisce il risultato migliore, che messaggio stiamo dando agli altri?

Se un bambino ha paura di sbagliare perché pensa che ogni errore possa costargli il posto, stiamo formando un calciatore migliore oppure un ragazzo più insicuro?

Il risultato deve essere una conseguenza del lavoro.

Mai il contrario.

Una partita può finire 4-0 ed essere stata educativa.

Un’altra può essere vinta 4-0 e aver insegnato pochissimo.

La vera classifica di una scuola calcio, spesso, si vede dopo qualche anno.

Quando osserviamo quanto sono migliorati i ragazzi che ci sono stati affidati.

Ogni ragazzo ha il suo tempo

Questo è probabilmente uno dei concetti più difficili da accettare nel calcio giovanile.

I ragazzi non crescono tutti alla stessa velocità.

C’è chi a 10 anni sembra nettamente più avanti e chi esplode a 14.

Chi sviluppa prima fisicamente.

Chi acquisisce coordinazione più tardi.

Chi comprende immediatamente alcuni concetti e chi ha bisogno di centinaia di ripetizioni.

E non c’è nulla di strano.

Il problema nasce quando iniziamo a confrontare continuamente i ragazzi tra loro.

“Lui gioca di più.”

“Lui segna di più.”

“Lui è stato convocato.”

“Lui è più forte.”

Ma la crescita non è una gara contro il proprio compagno.

La vera sfida dovrebbe essere un’altra:

diventare un po’ migliori di ciò che eravamo ieri.

Per questo crediamo che ogni giovane calciatore abbia bisogno di essere osservato, ascoltato e accompagnato nel proprio percorso.

L’allenatore lascia qualcosa che va oltre il campo

Un allenatore del settore giovanile deve conoscere il calcio.

Deve saper insegnare tecnica, tattica e principi di gioco.

Ma non basta.

Deve comprendere che davanti a sé non ha semplicemente dei calciatori.

Ha ragazzi che ricordano le parole.

Ricordano il modo in cui vengono corretti.

Ricordano un incoraggiamento ricevuto nel momento giusto.

E ricordano anche quando vengono umiliati.

Un mister può contribuire enormemente alla fiducia di un ragazzo oppure distruggerla.

Per questo l’allenatore giovanile ha una responsabilità enorme.

Essere esigenti non significa essere aggressivi.

Correggere non significa mortificare.

Chiedere disciplina non significa togliere divertimento.

Al contrario.

I ragazzi hanno bisogno di regole, ma devono sentire che quelle regole servono a farli crescere.

Famiglia e società devono stare dalla stessa parte

Poi ci sono i genitori.

Una componente fondamentale del percorso.

Comprendiamo perfettamente quanto sia difficile guardare una partita quando in campo c’è proprio figlio.

Ogni contrasto sembra più duro.

Ogni errore più importante.

Ogni sostituzione più difficile da accettare.

È normale.

Ma c’è una cosa che dobbiamo ricordare tutti.

Famiglia, allenatore e società non dovrebbero essere tre soggetti contrapposti.

Dovrebbero essere tre alleati dello stesso ragazzo.

Quando questo equilibrio funziona, il giovane calciatore può concentrarsi sulla cosa più importante: giocare, divertirsi, imparare e crescere.

Quando invece gli adulti trasformano il calcio dei ragazzi nel proprio calcio, tutto diventa più complicato.

Ed è spesso il bambino a pagarne il prezzo.

E allora, come si sceglie davvero una scuola calcio?

Non guardate soltanto i campi.

Non guardate soltanto le divise.

Non fatevi convincere esclusivamente dalle promesse.

Osservate.

Ascoltate.

Chiedete quale sia il progetto tecnico.

Chiedete come viene gestito chi gioca meno.

Chiedete cosa succede quando un ragazzo attraversa una difficoltà.

Chiedete come vengono scelti e formati gli allenatori.

Chiedete quale sia l’idea di crescita della società.

E soprattutto osservate una cosa semplicissima:

guardate come vengono trattati i ragazzi quando sbagliano.

È probabilmente lì che si comprende davvero la qualità di un ambiente.

La nostra idea di Real Taras

Dal 2019 il Real Taras prova a costruire il proprio percorso partendo da una convinzione semplice: ogni ragazzo che entra nei nostri gruppi deve poter diventare migliore di quando è arrivato.

Non possiamo promettere che tutti diventeranno calciatori professionisti.

Nessuna società seria dovrebbe farlo.

Possiamo però assumerci un impegno.

Lavorare.

Osservare.

Correggere.

Programmare.

Dare opportunità.

E cercare di accompagnare ogni ragazzo il più lontano possibile rispetto alle proprie capacità.

Se un giorno sarà pronto per un livello superiore, saremo orgogliosi di aver contribuito al suo percorso.

Se continuerà semplicemente a giocare per passione, vorremo avergli lasciato comunque qualcosa.

Perché alla fine i campionati finiscono.

Le classifiche vengono dimenticate.

Le coppe prendono polvere.

Ma ciò che un ragazzo impara attraverso lo sport può accompagnarlo per tutta la vita.

Per questo, quando arriva il momento di iscrivere vostro figlio, forse la domanda non dovrebbe essere soltanto:

“Qual è la scuola calcio migliore?”

Provate a farvene un’altra.

“A chi voglio affidare una parte della crescita di mio figlio?”

È da questa risposta che dovrebbe iniziare ogni scelta.

Real Taras — Formiamo calciatori. Cresciamo ragazzi.

 

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